La vera storia de “Il Grinch”

Una delle mie storie di Natale preferite non menziona né Gesù né Babbo Natale, ma riesce a catturare abbastanza bene lo spirito natalizio.

Come il Grinch rubò il Natale! è diventato un classico delle vacanze da quando ha debuttato come libro di fiabe per bambini nel 1957. Da allora, la storia del burbero personaggio che discende dal Monte. Crumpit intento a infrangere i sogni natalizi dei Chi – solo per finire per abbracciare lo spirito Natalizio – è stato raccontato come un cartone animato, un musical e un film con protagonista Jim Carrey.
C’è qualcosa di straordinario nel modo tenero in cui il Grinch è conquistato dal suono gioioso dei Chi che cantano insieme, anche nel mezzo della perdita e delusione. Il momento in cui il cuore del Grinch “cresce di tre taglie” è bellissimo senza essere sdolcinato.
Forse è il fatto che la morale della storia è ordinatamente racchiusa in un elaborato pacchetto di assurdità che la rende piacevole. Le rime inventive di Seuss e i personaggi familiari eppure esotici abitano un mondo così simile al nostro, eppure deliziosamente fuori posto.
Theodor Seuss Geisel, l’uomo che divenne noto con il suo pseudonimo Dr. Seuss, ebbe il coraggio di creare le sue parole e i suoi mondi, tutti volti a cambiare le nostre parole e il nostro mondo.

Il Grinch, il mostro che rubò il Natale

Theodore Geisel, in una fredda notte invernale per le vie di Parigi si era trattenuto a passeggiare finché infreddolito e un po’ annoiato qualcosa di interessante il suo sguardo aveva catturato.
Vicino all’ingresso di un cinema di luci costellato vide una locandina che la sua mente non avrebbe più dimenticato.
C’è chi sostiene sia una leggenda chi ribatte invece sia la pura verità.
Chissà se l’idea della storia del Grinch derivi proprio da qua.

La creazione del Grinch risale al 1957, dall’idea e dalla penna dell’illustratore Theodor Geisel, meglio conosciuto come Dr. Seuss, autore di ben oltre 60 libri per bambini. Dalla sua intuizione hanno preso vita negli anni diverse trasposizioni cinematografiche e televisive, dando vita ad un vero e proprio simbolo delle festività natalizie.

Inizialmente il Grinch non si presentava nel classico colore verde col quale siamo abituati a vederlo in quanto era bianco e nero. E’ stato Chuck Jones, regista della Warner Bross, ad operare il fortunato cambio di colore.

Quel che non tutti sanno è che il Grinch pare essere stato ispirato allo stesso Dr. Seuss, il quale in una dichiarazione ha anche ammesso: “Ho scritto del mio amico acido il Grinch per vedere se potevo riscoprire qualcosa sul Natale che ovviamente avevo perso”.

Ci troviamo all’inizio del 1957 e Theodor Geisel sta vivendo un momento magico grazie al successo della sua opera “Il gatto nel cappello”. Le copie vendute erano state talmente tante che il mercato dei libri illustrati sta richiedendo nuove ristampe per rispondere alle richieste dei lettori.

È sulla scia di questo entusiasmo che Dr. Seuss inizia a lavorare ad un nuovo progetto intitolato How the Grinch Stole Christmas” (“Come il Grinch rubò il Natale”). La scrittura è veloce e scorrevole ed il libro viene terminato in pochissime settimane. Lo stesso autore dirà poi che si è trattato del libro più facile della sua carriera da scrittore, eccezion fatta per la sua conclusione.

Non a caso il manoscritto viene inviato alla Random House già nel mese di maggio del 1957 anche se proprio in quel periodo la moglie di Geisel, la signora Helen, inizia a soffrire di problemi di salute ed è vittima di un ictus.

Nonostante le difficoltà Helen Geisel appare come curatrice del libro, così come era già avvenuto con opere precedenti.

Il Grinch del Dr. Seuss

Chi era veramente il Grinch?

Il Grinch si presenta come una creatura dalle sembianze vagamente umane, dalla pelle verde e dagli occhi gialli. Ha un carattere eccessivamente scorbutico, quasi vendicativo, che vive in una caverna in solitudine e detesta il Natale, le festività natalizie e tutto ciò che è riconducibile ad esse.

In un’intervista Geisel ci dice di aver scritto il Grinch provando a riscoprire quello spirito natalizio che lui stesso aveva perso ed è facile pensare che si sia quindi ispirato a sé stesso ed al suo modo di vivere il Natale.

Nel corso della storia viene sottolineato come il Grinch abbia dovuto sopportare per ben 53 anni i Whos (Chi) e, guarda caso, ai tempi della scrittura Dr. Seuss ha proprio 53 anni.

La stessa figliastra dell’illustratore, Lark Dimond Cates, in un’intervista recente ha dichiarato di aver sempre pensato che il Grinch rappresentasse il suo patrigno nei giorni peggiori ed il Gatto (del racconto Il gatto nel cappello) fosse sempre lui nei giorni migliori.

Quale che sia l’intuizione alla base de Il Grinch, è certo che ancora oggi, a più di 60 anni dalla sua creazione, è considerato un grande classico delle feste di Natale.

Il Grinch non è sempre stato verde

Oggi è difficile immaginare il Grinch di un colore che non sia verde ma bisogna sapere che non è stato sempre così. Nell’edizione originale del libro di Theodor Geisel, il Grinch si presenta in bianco e nero, con alcune semplici sfumature rosa e rosse.

Nel corso del 1966 la CBS decide di ridare una seconda vita all’opera e manda in onda un intero speciale dedicato alla storia.

Il compito di curare lo speciale viene affidato al registra Chuck Jones che decide di cambiarne il colore e renderlo verde, proprio come lo conosciamo oggi, ispirandosi al colore di un’auto noleggiata in quel periodo.

L’importanza del colore e dei messaggi che può trasmettere si ha anche osservando gli occhi: gli occhi del Grinch infatti originariamente sono di colore rosso quasi ad indicare la misantropia propria del personaggio ma, sul finire della storia, si trasformano e diventano blu a testimoniare il cambiamento del personaggio nell’apprendere il vero significato del Natale.

Cosa ci insegna il Grinch

Il Grinch è diventato il più noto dei racconti del dr. Seuss, come Dickens ha fatto con Ebenezer Scrooge, il dottor Seuss ha letteralmente ridefinito l’essenza di ciò che significa essere un odiatore del Natale senza cuore e divertente. Ambientato nell’allegro villaggio di Whoville, How the Grinch Stole Christmas è una critica sia dell’eccessiva commercializzazione del Natale (i Whos con tutti i loro regali) sia della sua antitesi (il Grinch). Ma, alla fine, il Grinch si rende conto che il Natale non riguarda le cose materiali che possono essere “rubate”, ma piuttosto le gioie intangibili della stagione. Prendendo un altro spunto da Dickens, il Grinch viene infine riscattato, il che non solo è appropriato ma necessario per qualsiasi grande storia sul Natale – dopotutto, è l’inizio della storia della redenzione stessa.

Geisel era d’accordo sul fatto che probabilmente c’erano una o due lezioni da imparare nelle pagine di How the Grinch Stole Christmas!

“I bambini hanno comunque un forte senso etico”, ha detto. “Vogliono vedere la virtù premiata e l’arroganza o la meschinità punita … Se il Grinch ruba il Natale … alla fine deve riportarlo indietro.”

Al di là dell’ovvia moralità giusto contro sbagliato di restituire qualcosa che era stato rubato, il vero messaggio morale dietro How the Grinch Stole Christmas! si potrebbe probabilmente trovare nella sua posizione sulla commercializzazione del Natale e, più in generale, sul desiderio mal riposto di equiparare la felicità durante le vacanze all’acquisizione di cose materiali. Se, come ha detto, Geisel aveva veramente scritto la storia del Grinch per “vedere se potevo riscoprire qualcosa sul Natale che ovviamente avevo perso”, allora forse l’ha trovato in una delle terzine più memorabili del Grinch:

Poi il Grinch pensò a qualcosa che non aveva mai avuto prima.

Forse il Natale, pensò … non viene da un negozio.

Forse Natale, forse … significa un po ‘di più!