Tutti pronti per una bella tombolata?

Non c’è Natale che si rispetti che non sia rallegrato da una serie di giochi, più o meno tradizionali, che permettono a familiari, amici e commensali di trascorrere le ore di festa in allegria: Sinco, Mercante in fiera, Sette e mezzo, Uno… ma tra tutti immancabile è la tombolata.
E non solo nelle case del Sud Italia, dove il gioco nasce, ma in tutte quelle del Belpaese, dato che questo passatempo natalizio ha travalicato le distanze, diffondendosi ovunque, pur con le dovute differenza: si pensi che il bingo non è altro che il suo adattamento anglosassone (che estrae però 75 numeri al posto dei nostri 90).

Da dove nasce la tombolata? Origini della tombola napoletana

Bisogna scavare a fondo per risalire alle radici di questo gioco, su su fino agli antichi Romani, che a fine dicembre festeggiavano la figura di Saturno, il dio dell’Età.
Tra le cose vietate che rientravano in quelle lecite al tempo dei Saturnalia c’era, non a caso, il gioco d’azzardo.

Ad epoca “più recente”, correva l’anno 1974, risale la contesa tra Carlo III di Borbone, che guardava con soddisfazione al piacere che i napoletani avevano nello scommettere al lotto (che gli permetteva di rimpinguare le casse dello stato) e Domenico Gregorio Maria Rocco, frate interessato invece alla salvezza morale dei cristiani, che temeva che il gioco li distogliesse dalla preghiera.
La disputa fu accesa quando si decise di legalizzare il gioco, per impedire che il popolo scommettesse clandestinamente: il sovrano la spuntò, ma alla fine dovette concedere una pausa durante il periodo natalizio per “accontentare” la Chiesa.

Tuttavia il popolo di Napoli non volle saperne, e quindi inventò la Tombola, che univa Lotto e smorfia.
Per chi non lo sapesse, la smorfia napoletana associa ad ogni persona, oggetto, azione, situazione, un numero da giocare al Lotto, il cui nome deriverebbe da Morfeo, il dio greco del sonno, per via del fatto che si è soliti tradurre in “giocata” un sogno (ma non solo).

E ci giocava non solo dentro casa, anzi si pensa che questa sia un’evoluzione successiva, perché la tombola nacque proprio come gioco sociale, di quartiere: negli slarghi e nelle piazze le donne si portavano da casa la sedia per seguire il gioco, mentre gli uomini preferivano le osterie.

La dicitura “tombola” invece potrebbe risalire o al “capitombolo” che fa il numeretto all’interno del “paniere” in vimini che lo contiene, oppure al nome stesso del contenitore (il tumulo, tradizionalmente di forma piramidale).

Le cartelle della tombola

Le cartelle seguono una regola nella disposizione dei numeri: sono formate da 3 file orizzontali contenenti 9 caselle, delle quali 5 occupate dai numeri e 4 vuote, per cui il totale dei numeri sarà di 15 per ogni cartella.

I numeri della cartella devono essere tutti diversi, senza ripetizioni, e disposti a colonne per decine: così si avranno nella prima colonna i numeri dall’1 al 9, nella seconda quelli dal 10 al 19, nella terza dal 20 al 29, e via dicendo fino al 90.

Tutte le cartelle hanno un numero progressivo segnato in alto a sinistra: prendendone sei in fila (dalla 1 alla 6 oppure dalla 24 alla 32) ci si assicurerà l’assenza di doppioni.

Le regole della tombola

Come accennato 90 sono i numeri contenuti nel “tummulo”, che vengono estratti a turno dai giocatori (che possono essere da 2 a oltre 50): colui che estrae ha il compito di nominarli a voce alta e posizionarli sul cartellone, che li riporta tutti, mentre gli altri segnano (con ceci, fagioli, bucce di mandarini, bottoni, e chi più ne ha più ne metta!) gli estratti sulle loro cartelle.

In realtà esiste anche un altro modo per “siglare” i numeri usciti, ed è la marcatura “alla francese”, che utilizza un solo fagiolo (o altro marcatore) per riga, posizionandolo a sinistra della prima casella di ogni riga, e facendolo avanzare fino alla successiva casella bianca a destra ogni volta che viene estratto un numero della riga; al raggiungimento del bordo destro della scheda si è effettuata la cinquina, e chiaramente quando tutti e tre i fagioli di una scheda lo raggiungono si ha invece la tombola.
Questo metodo permette di segnare i numeri molto velocemente, anche se non si può conoscere quali siano effettivamente i numeri estratti… meglio dunque lasciarlo ai più esperti!

A prescindere dal modo in cui si siglino, le giocate vincenti sono ambo (due numeri sulla stessa riga), terno (tre sulla stessa riga), quaterna (4), cinquina (5) e tombola (tutti i numeri di una cartella): chiaramente vince chi prima arriva a questi traguardi.

In alcune regioni si aggiunge il rampazzo, ovvero la copertura di 10 numeri posizionati su 2 righe.

Com’è facile intuire si tratta di un gioco di mera fortuna, nel quale non trovano spazio strategie e macchinazioni.
Le regole sono semplici, basate sul “chi prima fa, vince”.
Tuttavia, per complicare il gioco, alcuni stabiliscono che sia vietato vincere un secondo premio sulla stessa riga: vale a dire, se ho già vinto un terno non potrò fare quaterna semplicemente aggiungendo un nuovo estratto ai tre che mi hanno già fruttato.

Cosa si vince?
La quota che è stata raccolta per l’acquisto delle suddette cartelle, opportunamente ripartita tra le giocate appena citate (e non è detto si tratti necessariamente di soldi, ma magari anche caramelle, dolcetti, regalini, premi, etc.).

Le evoluzioni moderne: dalla tombola scostumata a Napoli alle tombole online

Giocare è una cosa seria… lo dimostra il fatto che addirittura il Cnr abbia effettuato uno studio sulla tombola, in particolare sul numero di cartelle da comprare per vincere: ebbene, sei cartelle presentano le stesse possibilità di vincita del tabellone, a patto come si diceva che non ci sia mai un numero ripetuto due volte; se nella cartelle c’è un numero ripetuto due volte, il tabellone vince nel 51,4% dei casi, se le ripetizioni sono due, il tabellone sale al 52,4%, e così via.

Se questo classico gioco natalizio attraversa i secoli, come detto, è vero pure che si evolve col tempo.

La prima evoluzione, la tombola “scostumata”, tanto moderna non è se si ricorda che già quando nacque il gioco possedeva una dimensione sociale e sacrale insieme.
E se ai tempi delle Saturnalie a celebrare il rito propiziatorio della fortuna erano figure sacerdotali (gli eunuchi) interpreti dell’oracolo del Dio, a Napoli si cominciò (e nelle tombole vajasse si continua tuttora) a consegnare il panariello tra le mani del femminiello che, a sua volta, utilizzando il codice della Smorfia, leggeva e tesseva storie in base ai numeri estratti.

Di respiro decisamente diverso l’influenza determinata dalla tecnologia digitale, che con la tombola online proietta la classica tombolata di Natale nel grande mondo dei giochi in rete…